Chocabeck // Articolo Tgcom

Sotto l’articolo di Andrea Conti per la testata Tgcom.

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“Aspetto ancora la mia cioccolata”
Zucchero presenta a Tgcom Chocabeck

Come una fiaba, come un paese dell’immaginazione che è stato in realtà scenario dell’infanzia di Zucchero. Questo è il mondo di Chocabeck, il nuovo album del cantautore in uscita il 3 novembre in tutta Europa. “E’ una parola che usava mio padre quando gli chiedevo se c’era il dolce della domenica. – spiega a Tgcom – In realtà vuol dire che non c’era nulla, eravamo poveri, ma a me ricordava la cioccolata. Ancora la sto aspettando”.
Ansa

Insomma un ritorno alle origini, alla tua infanzia. Come mai questa necessità?
E’ un modo per tenere vivo il bimbo che ho dentro – come canto nella canzone che chiude il disco ‘God bless the child’ -. Un concept album che ricorda ‘Il suono della domenica’ che oggi non c’è più. Prima si apparecchiava la tavola, si consumava un rito, c’erano anche i vecchietti in piazza. Adesso si è perso tutto questo.

Cosa ricordi delle tue domeniche da ragazzino?
Mio zio che era leninista-marxista. Litigava sempre con il parroco ma poi ci diceva sempre ‘è solo non ha famiglia, invitiamolo per pranzo’. Quando è morto il prete, per mio zio è stata una bella botta.

Però questo disco racchiude in sé sentimenti di speranza, gioia, inno alla vita…
E anche la ricerca della libertà come nella canzone ‘Un soffio caldo’ scritto con Guccini. Oggi avverto una certa cappa e c’è il desiderio di un nuovo soffio che cada sulle nostre teste, caldo e nuovo.

“Il suono della domenica” è anche in versione inglese firmata Bono degli U2. Com’è nata la collaborazione?
Sono due canzoni differenti. Bono ha ascoltato le musiche della canzone e ne è rimasto colpito, innamorato e sconvolto. Mi ha chiamato facendomi i complimenti e rivelandomi quali immagini gli avevano suggerito quelle note: una vendemmia riuscita bene, la passeggiata in mezzo ai campi… Sono rimasto senza parole perché era esattamente quel che avevo pensato. Non so cosa gli ha ricordato questa musica, ma di certo un evento personale molto triste ed intimo. Non ho avuto il coraggio di chiederglielo comunque.

“Dove c’è il pelo c’è amor” canti in “Vedo nero”, ti riferisci a qualche ragazza al centro delle cronache ultimamente?
Come faccio a parlare di una persona che non ho mai conosciuto? All’estero mi chiedono sempre ‘ma non avete un’alternativa politica’? E io mi ci faccio una risata perché una alternativa non e l’abbiamo veramente. Comunque di base amo la goliardia e non le ‘mattonate’.

Per concludere “Alla fine” è uno dei brani più intimi e intensi del disco…
E’ dedicato a un mio amico morto per tumore al pancreas. Ci conoscevamo da quattro anni ed era un capitano delle navi, uno dei miei più fervidi fan. E’ vero che può sembrare poco tempo ma siamo entrati subito in sintonia. Io lo chiamavo sempre ‘”belin, ehi belin!”. Quando stava morendo aveva saputo che stavo incidendo il nuovo disco, ho avuto appena il tempo di fargli ascoltare la canzone che gli ho dedicato.

“Chocabeck” è il miglior disco di Zucchero degli ultimi dieci anni. A 55 anni il cantautore ha voluto rimettersi in discussione, via il basso, via la batteria e spazio a una serie di musicisti-produttori di respiro internazionale, su tutti Brian Wilson fondatore dei mitici Beach Boys. L’album non a caso è stato registrato a Hollywood e Los Angeles, mixato a Londra e masterizzato a New York. Spiccano due brani dance “Vedo nero” e “Chocabeck” (che saranno i prossimi due singoli), l’intensa e struggente ballad “Oltre le rive” e il crescendo musicale di “Un soffio caldo”. Il tour europeo partirà nel 2011 da Zurigo l’8 maggio e arriverà in Italia il 6 giugno per cinque date all’Arena di Verona.

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